Chicago – Joliet

Terzo giorno…

Cartina-route-bis

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Oggi Margherita si è alzata particolarmente in forma!

Rapida colazione nella lobby – sedute in bilico su un divanetto – doccia con calma e chiusura valigie. Lasciamo i bagagli in albergo, perché abbiamo ancora qualche ora prima di andare a prendere la nostra macchina da Alamo Rent a Car.

L’appuntamento è fissato per mezzogiorno.

Così decidiamo di fare due passi qui intorno. A pochi isolati dovrebbe esserci il quartiere gay – Boystown – con localini carini e strani. Uno in particolare ci interessa: l’Ann Sather Cafè, un ottimo bar-restaurant, dove la proprietaria – la signora Sather, svedese – prepara dolci squisiti e leccornie varie.

E, allora, via verso la solita fermata dell’autobus 76.

Eccolo che sta arrivando proprio ora, che fortuna!

Peccato che la mia compagna di viaggio si sia appena accesa la terza sigaretta della giornata. Quindi, lasciamo che l’autobus riparta senza di noi e aspettiamo il prossimo. I minuti passano e all’orizzonte non compare nulla. Andiamo a piedi alla fermata successiva…ancora niente! Dopo un po’arriva e finalmente saliamo.

Margherita prova in mille modi a obliterare il biglietto, girandolo da tutte le parti, sotto gli occhi increduli dell’autista che cerca di darle qualche suggerimento. Ma niente, il biglietto non ne vuole sapere di farsi obliterare e l’autista se ne esce dicendo di averle suggerito ben tre possibili chance alternative, senza però ottenere alcun risultato. Prima figura…

La seconda la faremo di lì a poco, quando scopriremo che l’autobus sta andando esattamente nella direzione opposta. Infatti, nel giro di un minuto si ferma al capolinea. Ci tocca tornare dall’autista e chiedergli delucidazioni sul percorso. Lui ci spiega con pazienza la strada giusta (qui sono tutti molto gentili), quindi scendiamo alla fermata indicata e seguiamo le sue indicazioni.

Camminiamo per 10 minuti e dove sbuchiamo?ann-sather

Nella via dietro al nostro albergo che abbiamo lasciato circa un’ora fa…e proprio oggi che le cose da fare sono tante e il tempo stringe!

Il quartiere gay era vicinissimo, se solo avessimo azzeccato la direzione giusta. In realtà, non è nulla di che, ma il locale di Ann Sather è proprio carino.

A Margherita portano una mega-porzione di ciambellone alla cannella, a me una spremuta di pompelmo. Peccato non poterci fermare di più, qui l’atmosfera è davvero particolare.

E’ tardi, ci catapultiamo con la sopraelevata nel “loop” (il vero “cuore” di Chicago) per andare a ritirare la nostra macchina.

Dopo un minuto comincia a piovere fortissimo e la città diventa grigissima.

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Ma eccoci arrivate da Alamo Rent a Car. L’autonoleggio è al piano terreno di un grattacielo, tutto vetrate e acciaio, ci sono alcune persone davanti a noi e aspettiamo.

E’ il nostro turno…la prenotazione dall’Italia risulta, perfetto! Il tipo del bancone ci consiglia di pagare un extra per garantirci il rapido intervento in caso di guasto alla macchina, e così facciamo. Con tutti i nostri documenti e scartoffie (abbiamo entrambe la patente internazionale..!)  salutiamo il ragazzo dell’autonoleggio e, seguendo le sue indicazioni,  ci incamminiamo verso il garage.

Dal suo gabbiotto un signore ci indica la nostra super auto: è una Buick nuova fiammante,  color blu Cina! E’ bellissima, proprio non ce l’aspettavamo, visto che a Milano su Internet avevamo scelto la categoria “extra economy”. In realtà, Buick per noi è un marchio del tutto sconosciuto. Fatto sta che ci piace molto.

Io e la Buick siamo cromaticamente in sintonia

Io e la Buick siamo cromaticamente in sintonia

Così, guidando nel traffico di Chicago (io per il momento siedo dalla parte del passeggero), torniamo in albergo a recuperare i bagagli.

Un po’ ci dispiace lasciare questa splendida città che abbiamo visitato con un ritmo a dir poco forsennato, però l’idea di iniziare il nostro viaggio “on the road” è troppo eccitante…oggi è il grande giorno!  Prima d’imboccare la 66, Margherita però vuole ASSOLUTAMENTE vedere le casette unifamiliari costruite da Frank Lloyd Wright a Oak Park, perchè “tanto è sulla strada….”

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Perfetta per le nostre valigie!

E non solo, c’è un’altra tappa importante che non dobbiamo perderci: tutti i viaggiatori che affrontano la Route non possono non fare una sosta da Lou Mitchell‘s, un ristorante storico dove si va per rifocillarsi con un ricco brunch.

I riti vanno rispettati!

E allora eccoci qui, anche noi…anche se il locale è piuttosto vuoto. Paghiamo il conto e io sbaglio completamente a calcolare la mancia;  la signora della cassa mi guarda malissimo, ma io non me ne accorgo. Questo delle mance, per noi italiani, è davvero un problema!

Siamo di nuovo immerse nel traffico, ma ancora non possiamo lasciare la città senza aver scovato e fotografato il cartello che indica l’inizio della Route (l’inizio per noi…in realtà sull’insegna c’è scritto END). Dovrebbe essere qui vicino,  all’incrocio tra la Michigan e la Adams Av.

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Siamo sulla strada giusta!

A un certo punto ci appare di fronte, ma qui non si può proprio accostare, bisogna continuare a scorrere. E allora la foto dobbiamo farla al volo, dalla macchina. Almeno sappiamo che  per ora siamo sulla strada giusta.

Oh che bello…il nostro road-trip può finalmente cominciare!

Abbiamo il Gps e lo impostiamo su Oak Park…Lloyd Write ci attende.

Che tempismo, stiamo lasciando la città esattamente all’ora di punta e la strada che porta fuori è ultra-congestionata. Perdiamo un sacco di tempo, bloccate in una coda interminabile e per di più siamo sconcertate dal nostro navigatore satellitare che è stato impostato in italiano, ma con un piccolo effetto collaterale: la signorina traduce, è vero, ma traduce PROPRIO TUTTO. O meglio, legge tutto come  un bambino di prima elementare, nomi delle vie in inglese compresi. E’ davvero buffa, ma ci complica parecchio la vita, visto che la toponomastica di Chicago ci è già piuttosto oscura anche con la giusta pronuncia.

Nonostante questo insieme di circostanze sfavorevoli, arriviamo a Oak park, un quartiere residenziale delizioso, anche in questa giornata un po’ uggiosa. Le villette sono originali ed eleganti. Il verde le sommerge, tutt’intorno è pieno di cicale, sembra di essere in un paese mediterraneo sul far della sera. Però, le casette del celebre architetto sono talmente simili a tutte le altre del vicinato che, per riuscire a individuarle, dobbiamo inforcare gli occhiali e consultare con attenzione la nostra guida, nel tentativo di riconoscerne qualcuna.

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Oak Park

Se posso dire la mia, non c’è comunque nulla di così entusiasmante. Mi aspettavo di più…ma la mia compagna di viaggio – per deformazione professionale – deve sempre fare un sopralluogo laddove c’è un qualche contributo di uno dei  grandi dell’architettura.

E’ tardissimo e ormai ce lo scordiamo di rispettare quella che avrebbe dovuto essere la nostra tappa giornaliera, la prima del nostro lungo peregrinare. Figuriamoci…avremmo dovuto fermarci a dormire a Springfield Illinois che da Chicago dista 325 km (202 miglia) e invece siamo ancora nella grande periferia della città. Il problema ora è che da qui è difficile ricollegarci alla 66 e il Gps in questo non ci può aiutare. Risultato: perdiamo ancora un sacco di tempo.

Ma a un tratto, mentre viaggiamo preoccupate su questa specie di autostrada, ci appare magicamente il primo cartello marroncino dell’ Historic Route…WOW che emozione, ma allora non ci siamo perse! Siamo incredule e felici. Historic Route

Lasciare Chicago è quasi impossibile, è come se avesse una calamita che ci trattiene. Giriamo, rigiriamo e siamo sempre qui.

Per fortuna, scopriamo che la nostra macchina – ancora del tutto misteriosa – ha una sorta di bussola incorporata che segnala la direzione in cui si sta andando. Un optional che, anche nei giorni seguenti, si dimostrerà sempre più utile visto che la tendenza a imboccare la strada nella direzione opposta non ci ha mai abbandonato. Sembriamo due “driver” stordite e sprovvedute, ma non è così: la verità è che mancano i cartelli che indicano i nomi delle piccole località e bisogna andare per tentativi.

E’ quasi sera e dobbiamo ridimensionare alla grande il nostro itinerario della giornata. Faremo sosta a Joliet, una cittadina a circa 50 chilometri da Chicago, considerata la “porta” della Route 66. Insomma, una micro tappa, ma accontentiamoci.

I nostri testi – da cui non ci separeremo più – affermano che a Joliet si comincia a percepire la tipica atmosfera d’altri tempi, tipica dei centri che in passato erano luoghi di passaggio ridenti e vivaci e che oggi sono paesi semi abbandonati.

Ed è vero, ma l’impatto è un po’ troppo forte. Le vie sono pressoché vuote, c’è aria di desolazione e mi sento stranita e smarrita. Alcuni edifici sono sbiaditi e scrostati. Non è una bella sensazione. E’ come aver varcato la soglia di un territorio al di fuori di tutto, come essersi di colpo lasciati alle spalle – e per sempre –  uno spazio vivo e familiare .

Ma dove siamo?

D’ora in poi tutti i posti che incontreremo saranno così?

In che cosa ci siamo imbarcate, ce la faremo?

La strada davanti a noi è così lunga…

Di restare a dormire qui non se ne parla: c’è un albergo squallido e triste con la luce al neon verdognola nella hall e, in alternativa, un hotel di lusso annesso al casinò (sì perché – inspiegabilmente – in questo posto c’è un casinò!). E c’è anche un teatro – il Rialto Theatre – sulla via principale, ben conservato e piuttosto bello. Il contrasto è stridente e l’atmosfera generale di questo luogo ci mette a disagio.rialto_building

Ripieghiamo verso un motel Super 8, fuori dal centro abitato, dove chiediamo una camera al primo piano, anche a costo di trascinare le valigie pesanti su per le scale. Ma è la nostra prima notte in un motel e preferiamo evitare che qualcuno ci entri  in stanza dalla finestra che dà sui campi sterminati.

Sappiamo perfettamente che questo sarà il primo Super 8 di una lunga serie.

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