Joliet – Litchfield

 

Quarto giorno..

 

Cartina-route

 “Forse Joliet, vista di mattina, sarà meno inquietante rispetto a ieri sera…”

 

Rialto

Fatta questa riflessione – dopo una colazione un po’ alternativa e in totale autogestione al motel – decidiamo di rimetterci in macchina e di tornate nella cittadina semi abbandonata. E, in effetti, quando arriviamo  l’impressione è molto diversa: qualcosa oggi si muove, un po’ di vita sembra – forse – esserci. La prima sosta è al Joliet Historical Museum che, in realtà, è ancora chiuso.

All’interno però c’è una signora molto simpatica che ci vede curiosare appiccicate alla vetrata e ci fa entrare lo stesso. A patto, però, che ne visitiamo solo una parte. La grande sala è piena di oggetti,  piccoli e grandi, tutti rigorosamente Anni ’50-’60. Macchine d’epoca, Jukebox, buffi utensili casalinghi e mobili assolutamente bizzarri.

Ci sono anche i Blues Brothers…! Una foto con loro non ce la facciamo scappare.Blues-Brothers La nostra visita culturale, breve e circoscritta, è già bell’ e conclusa.

Siamo di nuovo sulla strada, alla continua ricerca dei cartelli marroni e bianchi, perché il rischio di perdersi è sempre dietro l’angolo. Non è così facile ritrovarli, visto che le deviazioni sono tante.

C’è da chiedersi se la Route 66 esista ancora…o se sia tutta una bufala! La nostra giornata trascorre fotografando vecchie stazioni di benzina, molto ben restaurate ed entrando e uscendo dai vari “Memory shop” che in ogni gasoline station che si rispetti  non possono mancare. Di solito, al bancone si trovano sempre persone un po’ anzianotte, ma molto affabili, che hanno voglia di chiacchierare e raccontare. gas-station

Ad ogni sosta, questi arzilli vecchietti ci chiedono di firmare il loro Visitors Book (dove si scrivono nome, cognome, paese  e commento finale). In un paio di posti abbiamo trovato anche una grande cartina geografica di tutto il mondo, appesa alla parete, dove tante puntine colorate stavano a indicare i luoghi di provenienza dei viaggiatori “on the road”.Stazione benzina

A Wilmington facciamo una piccola sosta lungo la strada perché Margherita vuole fare una foto con la statuona del Gemini Giant.  DSCN2160-(2)

Proseguiamo in direzione Pontiac, famosa per essere la città dei “Murales“. Effettivamente, ce ne sono moltissimi. Ci stiamo piano piano abituando a questi luoghi tranquilli e a queste atmosfere d’altri tempi…è bastato un giorno!

E poi Pontiac è particolarmente carina, la giriamo a piedi in lungo e in largo.

Entriamo nel Museo della Route 66. Non si paga nulla ed è proprio ben strutturato. Una full immersion negli Anni d’Oro degli Stati Uniti. C’è anche un appartamento, con le stanze arredate con ogni più piccolo dettaglio. Bello!

Quando usciamo, facciamo un salto anche nel Museo delle Auto d’Epoca, anche qui è proprio un tuffo nel passato (mi aspetto che da qualche parte sbuchi qualcuno della famiglia Cunningham). Alla fine, per non farci mancare nulla, varchiamo anche la soglia del Memory Shop locale.

Qui conosciamo la proprietaria, un’anziana signora tutto pepe, strana davvero. E’ minuta e secca secca, ma con un’energia esagerata addosso. Parla a una velocità pazzesca, ma si fa capire molto bene e – inspiegabilmente – non ci perdiamo una parola…è  logorroica in modo preoccupante, un flusso inarrestabile. Divertente però! La cosa buffa è che anche quando usciamo dal suo negozio e giriamo per il questo paesotto continuiamo a rincontrarla ad ogni angolo. E così, ogni volta, ci riattacca il bottone!

Difficile liberarsene.Gas station

L’unica è risalire sulla nostra Buick e rimetterci in marcia. Passiamo da una cittadina che si chiama Atlanta; anche qui casette vittoriane di mattoni rossi e atmosfera retrò.

Eccoci a Pontiac. Sembra tutto vero...e invece è un murale!

Eccoci a Pontiac. Sembra tutto vero… e invece è un murale!

088

La cittadina di Atlanta

Fra pompe di benzina, musei e negozietti vintage sparsi nelle verdi campagne dell’Illinois si è fatta quasi sera. E come ogni sera, anche oggi siamo in ritardo sulla tabella di marcia. Margherita avrebbe voluto fare una sosta a Springfield Illinois per andare a vedere la tomba di Abraham Lincoln…ma purtroppo manca il tempo. Insisto perché si vada dritte alla meta.

Credo non me l’abbia ancora perdonato…

Vorremmo fermarci prima di  Saint Louis, perché pare che questa città non sia sicurissima la notte per due inesperte viaggiatrici come noi. Il consiglio è arrivato dalla zia Rita (lontana zia di Margherita) che vive a Springfield Missouri: lei si è raccomandata di non andare a dormire PER NESSUNA RAGIONE AL MONDO a Saint Louis. E così faremo.

Ci immergiamo per un po’ nella nostra “bibbia on the road”  – l’Adventure Handbook – e prendiamo la decisione definitiva: andremo in un paese che ha un nome difficile da memorizzare –Litchfield – a pochi chilometri da San Louis. Li’ c’è uno storico ristorante Anni ’50 che si chiama Ariston Cafè e questa sera – avendo come al solito saltato il pranzo e fatto tanta strada – l’idea di rilassarci in un posto vintage e accogliente ci piace proprio.

Che bello scoprire che questo locale tranquillo e ospitale  – consigliato da tutte le guide – è proprio a due passi dal nostro secondo Super 8!

Cena deliziosa, atmosfera piacevole d’altri tempi e (ciliegina…) proprietario simpatico che, a fine serata, ci invita a farci fare una foto da dietro il bancone.

Cheeeese!!!

Cheeeese!!!

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