Litchfield – Springfield (Missouri)

 

Quinto giorno…

ItinerarioOggi ci lasceremo l’Illinois alle spalle e sconfineremo nel Missouri…il secondo stato del nostro lungo itinerario.

Siamo pronte per partire.

Molto meno timorose  della notte precedente,  più disinvolte e fataliste, abbiamo dormito in una camera al piano terreno. E chissenefrega dei malintenzionati che scavalcano le finestre…eravamo troppo stanche per fare due rampe di scale.

Sarà una giornata tosta: ci attendono ore e ore di macchina, perché entro stasera dovremo essere per forza a casa della “zia Rita” che ha 90 anni e ci aspetta con ansia. Infatti, è un po’ preoccupata a saperci in giro per l’America da sole, con mete a lei incomprensibili  e itinerari scomodi e semi-sconosciuti. Staremo da lei un paio di giorni. Un po’ di sosta a questo punto ci vuole, visti i chilometri che abbiamo già macinato.

Un tratto di vecchia e consumata Route in Illinois

Un tratto di vecchia e consumata Route in Illinois

Quindi, rieccoci sulla strada.

Comincio a sentirmi a mio agio, nel mio ruolo di “secondo”,  sommersa da cartine, manuali e ogni genere di brochure raccattate qua e là. Io e la mia socia stiamo entrando sempre più nella parte e cominciamo a capire certi meccanismi di questa vecchia strada: per esempio, abbiamo scoperto che la segnaletica indica che si sta percorrendo la 66 anche quando si è solo su un tratto di collegamento che nulla ha a che vedere con la vera Historic Route. Su quello che, invece, dovrebbe corrispondere al tracciato originale ci sono delle deviazioni obbligate  – con tanto di cartello marroncino – che consentono di fare sosta e di vedere le diverse “attrazioni”. Poi, ogni volta, ci si rimette sulla strada principale e via di nuovo, fino alla successiva pompa di benzina, statua gigante, fienile restaurato, cafè vintage e altre amenità d’epoca.

A dire il vero, non proprio tutto è veramente d’epoca…sorge a volte il dubbio che questa rinascita turistica della Route sia solo un bussiness e che alcuni paeselli con poco da offrire in questo senso – ma anche loro rimasti tagliati fuori dall’avvento delle Interstate – si siano inventati delle attrazioni piuttosto assurde e, soprattutto, dell’ultima ora.

Come la Sedia più grande del mondo (?!) che si trova in località Fanning e che abbiamo intravisto senza fermarci. Non lo meritava, anche perché pare che sia stata costruita nel 2008, solo 6 anni fa.

Quanto c’è di vero su questa Route e quanto fa da contorno?

Col tempo impareremo a capirlo.

Un incontro molto carino di oggi è stato quello con Henry che alleva conigli dalle parti di Staunton. Al momento ne ha “soltanto” 14, ma pare che in passato sia riuscito ad ospitarne  fino a 49 (quarantanove!!!). I più belli sono quelli con il pelo fulvo, giganteschi…

Eccone due esemplari

Eccone due esemplari

Anche lui, a fianco della gasoline station, gestisce un piccolo negozietto di ricordi della 66. Anche lui sul bancone ha il librone con le firme dei viaggiatori. Ci racconta della sua grande passione per la Route e per i suoi animali, ci dà preziosi consigli su come affrontare le tappe successive, regalandoci qualche cartolina. Il suo sogno è poter visitare Roma ed è sicuro di realizzarlo un giorno.

“We are sure you will, Henry!” gli auguriamo prima di rimetterci in viaggio.

E ora, concentriamoci sul nostro imminente passaggio nel Missouri…tra poco avvisteremo l’immenso Gateway Arch, la “Porta dell’Ovest”, che ci guiderà da lontano:  poi,  attraverseremo il mitico fiume Mississippi e arriveremo a Saint Louis. Prima di giungere in città vogliamo però vedere un ponte molto famoso e molto “vecchio” (del 1929):  è sufficiente una piccola deviazione in mezzo al nulla ed eccoci qui. L’ Old Chain Bridge è davanti a noi…è bellissimo. E’ completamente in disuso e lo si può percorrere solo a piedi.

Visto che siamo arrivate fin qui, la tentazione di lasciare la macchina e metterci in cammino è forte, ma anche la preoccupazione e la paura non scherzano. Intorno a noi, solo grandi macchie di verde incolto: non c’è anima viva…che facciamo? Giusto qualche foto, purtroppo, perché l’istinto di sopravvivenza questa volta prevale sullo spirito d’avventura…e se qualcuno ci aggredisse e ci portasse via tutto proprio quando siamo a metà del ponte, lungo un chilometro e mezzo?

Chain-of-Rocks-Bridge

All’improvviso…il ponte  si staglia davanti a noi

Nessuno, ma proprio NESSUNO se ne accorgerebbe.

Quindi rassegnamoci e rinunciamo! chain bridge

Ci rimettiamo in macchina, forse riusciremo a fermarci per mangiare un boccone a Saint Louis. Si comincia a intravedere qualcosa da lontano…è l’arco d’acciaio…ma quanto è grande!!! Sembra leggerissimo e incornicia i grattacieli. Oggi il cielo è grigiastro e il Gateway Arch sembra d’argento e non si capisce bene se sia vero o finto…quasi un’ apparizione. Attraversiamo il Mississippi e siamo già ai margini della città.

Eccoci Saint Louis!

Eccoci Saint Louis!

C’è parecchia desolazione intorno, riusciamo ad arrivare abbastanza agevolmente nella zona centrale, parcheggiamo in un garage coperto e a piedi raggiungiamo la grande piazza con il pratone proprio sotto l’arco. Che effetto strano…si potrebbe anche fare l’esperimento – folle – di farsi trasportare da una specie di cabinovia che si arrampica all’interno dell’arco fino alla cima (a 190 metri!) e da lì ammirare il panorama della città. Ma non ci penso proprio!

Come minimo a me verrebbe una crisi di panico a stare chiusa lì dentro e a Margherita non importa granché di avventurarsi fin lassù.

Roba da turisti, e noi siamo viaggiatrici!

Devo dire che Saint Louis non mi entusiasma per niente: è piuttosto anonima, in questa zona ci sono gli alberghi più lussuosi, ma tutt’intorno è triste, pochi negozi e strade deserte. La mia cognatella insiste perché si vada nel quartiere di Old Town Bay , vicino al fiume, dove ricorda di essere stata tanto tempo fa  con la famiglia, quando aveva 14 anni. Dice che è  un posto molto carino, pieno di bar e ristoranti. D’accordo andiamo…ma non ho grandi aspettative.

Invece, mi devo ricredere perché, effettivamente, questa zona ha un suo fascino. E’ vicina alla ferrovia, che è gigantesca, perché qui arrivavano tutti coloro che tentavano l’avventura verso ovest. Ci sono grandi edifici in mattoni rossi restaurati, probabilmente vecchi magazzini.  Qua e là localini di genere vario, non male!

Il Mississippi è davanti a noi: color tortora e immobile, con qualche barcone –  finto vintage – da cui arrivano le note di una musica blues.

Vecchio barcone sul Mississippi

Vecchio barcone sul Mississippi

Trovo che anche questo sia un po’ triste, ma forse sarà anche colpa della giornata uggiosa. Per consolarci, decidiamo di andare a mangiare e scegliamo un locale abbastanza particolare, se non altro per la posizione, proprio vicinissimo al fiume.

Saint-louis

Il ricordo più bello

Oggi facciamo le americane: hamburger, patatine e birrona. Chissà che sonno ci piomberà addosso nel pomeriggio…

Prima che questo succeda, andiamo a recuperare la macchina al garage.

Via, questa città non mi è piaciuta, ho voglia di lasciarmela alle spalle. Non sarà così facile, perché come al solito uscire dai grandi centri abitati da queste parti è complicato, ma dopo vari tentativi siamo di nuovo sulla nostra amata Route.

Abbiamo ancora tanti chilometri prima di arrivare a Springfield e non possiamo fermarci più.

Tranne che a Lebanon dove c’è un motel storico – il Morger Moss Motel – consigliato da tutte le guide. Ci sarebbe piaciuto dormire qui una notte, ma siamo ormai a meno di un’ora dalla casa della zia Rita che ci attende a braccia aperte (e che ogni mezz’ora ci chiama per sapere dove siamo, senza capacitarsi del motivo per cui ci si metta così tanto a fare poche miglia).

Al Morger Moss Motel c’imbattiamo nella proprietaria, non proprio simpaticissima: Margherita scatta una foto al suo “memory shop” (come ha sempre fatto altrove!) e la signora la assale, dicendole che è molto maleducata per non aver chiesto il permesso. Può anche aver ragione, ma c’è modo e modo.. Ci scusiamo a più non posso e andiamo via.

Motivo in più per non avere rimpianti.

Certo che il posto meritava…e poi con questa luce azzurrina della sera e queste insegne luminose che si riflettono sull’asfalto bagnato…

Proprio carino…

 

Proprio carino...

Pazienza!

Comunque, sono felice di arrivare a Springfield stasera. Domani avremo un giorno tutto per noi, senza Route. Faremo finta di essere due “ragazze” made in Usa che vivono nella loro casetta bianca, con il verde e il vialetto davanti, con un gigantesco garage e un backyard pieno di fiori.

Una casetta che si confonde, fino quasi a scomparire, fra le tante piccole casette bianche;  in un neighbourhood come ce ne sono a migliaia… negli Stati Uniti d’America!

backyard-rita

Casa Rita

 

 

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