Springfield (Mo) – Tulsa

 

Settimo giorno…

 

 

Itinerario

 

Stamattina ci siamo alzate troppo tardi e ora ci toccherà fare tutto di fretta. Raccogliamo i nostri bagagli e i vari souvenir che Rita ci ha regalato (io porto con me un bellissimo scalda-collo fatto a mano, color verde acqua, che sfoggerò quest’inverno!); carichiamo la macchina ed è già ora di salutarci.

“Good-bye and see you soon in Italy”, con qualche lacrimuccia, naturalmente, perché la zia è stata davvero carina con noi e perché è la cugina più anziana della famiglia e ci si incontra solo ogni due o tre anni (di solito è lei che prende un aereo  e viene a Milano!).

Ci fa mille raccomandazioni, ci indica la strada per la gas station più vicina, si accerta che abbiamo preso le 12 bottigliette d’acqua e la borsa termica per il deserto e via…si parte!

Siamo di nuovo sulla 66 che, questa volta, troviamo con facilità.

Non c’è traffico – oggi è domenica – e il paesaggio è bello, verde e collinoso.

Ci fermiamo sul ciglio della strada, davanti all’ennesima pompa di benzina, tanto per fare una foto. Poco più in là, c’è una specie di garage con un paio di macchine d’epoca parcheggiate fuori.

Gary station

 

Intravediamo un  signore anziano dai modi piuttosto briosi che sta intrattenendo una copia di ragazzi, forse spagnoli. Cammina verso di noi e ci chiede da dove veniamo, come ci chiamiamo e altre cose così.

E’ molto simpatico, ha una bella verve e ci accompagna a fare le foto nel suo garage, piuttosto divertente. Poi, c’invita a fare un giro nel suo negozietto di ricordi e a firmare il solito “visitors book”. Comincia a raccontarci mille storie sulla Route, ci consiglia tanti luoghi da visitare lungo la strada e posti dove dormire e mangiare. Ci regala cartoline in bianco e nero autografate, brochure e biglietti da visita di amici che gestiscono motel “d’epoca” e ristoranti.2013-08-11 20.11.06

garage bis

garage

 

Questo esuberante signore – sicuramente molto più energico di noi due messe insieme – si chiama Gary e una foto insieme a lui è assolutamente d’obbligo, così come l’acquisto di un bel libro di fotografie che mostra tutto quanto c’è da vedere lungo la strada…con la sua dedica, “of course”!

Margherita e Gary

Margherita e Gary

Ci rimettiamo in viaggio.

Siamo ormai sull’ultimo tratto di Route che attraversa il Missouri e, tra non  molto, varcheremo il confine con il Kansas, dove la 66 percorre solo pochi chilometri, nell’estremo angolo a sud-est di questo stato,  costeggiando tre cittadine quasi del tutto disabitate: Galena, Riverton e Baxter Springs. Sono solo un gruppo di case allineate lungo la strada: piccoli paesi un tempo importanti centri minerari.

passando da Baxter-Springs

Passando da Baxter-Springs

Dei famosi girasoli – il Kansas è noto per essere pieno di “sunflowers” – neanche l’ombra.

Ed ecco che entriamo già in Oklahoma! Questo è lo State con il più lungo tratto di route. Cominciano le praterie a perdita d’occhio, qui il paesaggio cambia tantissimo.

Sopra la nostra testa ci sono nuvole minacciose che non ci abbandoneranno per tutto il giorno. Ogni tanto piove. Per forza l’erba ha questo verde così intenso e brillante…

Il primo centro abitato che incontriamo si chiama Miami, nulla a che vedere con la capitale della Florida. Qui la pronunciano MAIAMU, perché questo paese è stato fondato da una tribù indiana istallatasi molto tempo fa in questa zona. Ci fermiamo a fare una foto al Coleman Theatre e alla sua imponente e raffinata facciata. Miami è praticamente deserta (Joliet, in confronto, era una dinamica e allegra cittadina): i negozi sulla via principale sono chiusi, polverosi e senza insegne. La presenza di questo teatro così importante è stridente, ma la dice lunga sul felice passato di questo luogo.

La deserta Miami

La deserta Miami

Ci rimettiamo in viaggio e attraversiamo altre cittadine e minuscoli paesini –  Narcissa, Afton, Vinita – separati da lunghi tratti di strada dove passa una macchina ogni tanto (noi, comunque, continuiamo a snobbare le Interstate…) Incontriamo diversi motel vintage con insegne molto belle e li fotografiamo.

Ho l’impressione che qui, in Oklahoma, le  attrazioni della 66 non siano valorizzate come in Illinois e in Missouri. I cartelli dell’Historic Route non ti guidano più di tanto. Quindi, tutto ciò che non è direttamente visibile dalla strada bisogna andarselo a cercare da soli, seguendo le indicazioni e i consigli dei nostri inseparabili libroni. Perdo un po’ d’entusiamo – sarà anche la stanchezza – e mi concentro sul paesaggio che, invece, è proprio riposante con questo verde acceso e ondulato fino all’orizzonte. Qua e là, mandrie di mucche con il pelo scurissimo, quasi nere (mai viste prima!), balle di fieno sparpagliate e qualche cavallo.

Proseguiamo verso Chelsea e passiamo sotto un vecchio ponte di ferro (affascinante…). Ora siamo su un pezzo di 66 originaria, che emozione!Ponte di ferro

Poi, attraversiamo Fonyl e Charemore. Altri motel retrò…In realtà, ci sarebbe da vedere molto di più: un parco di totem a Fonyl e diversi musei a tema a Charemore. Ma come si fa? Oggi abbiamo fatto una tappa così lunga e il tempo, come al solito, non ci basta. Dobbiamo arrivare a Tulsa entro sera.

Ultimo stop – giusto per uno scatto che divertirà i ragazzi a casa – a Catoosa dove c’è una grande balena azzurra con la bocca spalancata dove si può anche entrare.

Che bambini questi americani…certo che anche noi!!!Balena a Catoosa

Sono già le 20.30 quando finalmente raggiungiamo Tulsa.

Solita entrata in città attraverso un’interminabile area commerciale uguale a mille altre. Tulsa ancora non si vede all’orizzonte. Eppure dovremmo esserci…

Stasera decidiamo di sganciarci dalle anonime e scontate catene di motel, perchè vogliamo sperimentare qualcosa di più avventuroso e autentico, in linea con lo spirito della 66.

Così arriviamo davanti al Desert Hills Hotel. Carino, ma stando alle guide pensavamo a qualcosa di più originale. Comunque, ci fermeremo qui per la notte. Siamo un po’ titubanti, a dire il vero. Il fatto è che questi motel sono sempre lontani dal centro e troppo sulla strada, alla portata di “qualunque malintenzionato”.

A far lievitare la mia ansia ci pensa Margherita che mi fa notare un gruppo di ragazzotti, già mezzi ubriachi, seduti a pochi metri dalla nostra camera.

Risultato?

Notte estremamente agitata, nonostante la poltroncina che abbiamo incastrato alla maniglia per bloccare, dall’interno, la porta.

Deser Hills Motel

 

 

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