Clinton – Amarillo

 

Nono giorno…

 

Itinerario

 

Niente colazione neanche al Ramada Inn. Così, ci accontentiamo del bollitore in dotazione e del Nescafè di Margherita. Come accompagnamento, le fette di cinnamon bread comprate a Springfield con Rita. Il nostro stile di vita diventa, di giorno in giorno, sempre più spartano.

E la nuova giornata ha inizio. Pronti via! Giusto di fronte al motel c’è il Museo della Route 66 dell’Oklahoma.

Questa volta ci toccherà pagare il biglietto d’ingresso, ma ne vale la pena perché si tratta di un museo molto diverso dagli altri già visti. Infatti, racconta molto di più sulle origine della Madre di tutte le strade. E’ grandissimo.

Un po' di relax

Un po’ di relax…PSICHEDELICO!

Alla fine del lungo percorso, troviamo anche un gigantesco pannello che spiega, in tutti i dettagli, com’è nata l’Associazione dei Sostenitori e Promotori della Route. Ci sono le foto dei fondatori e di coloro che si sono uniti al gruppo nel corso del tempo.

Ad un tratto, ecco che ci cade l’occhio su una fotografia del “nostro amico”  Gary e, poco più in là, c’è anche quella della proprietaria del Morgen Moss Motel.

Incredibile! Sembra di far parte di una grande famiglia; è come un cerchio che si chiude. Anche se gli States sono immensi,  la sensazione è che la Route leghi tutto insieme.

E’ ora di lasciare anche Clinton; oggi passeremo il confine con il Texas.

La prossima tappa, davanti a noi, è Elk City: qui andremo a visitare un museo all’aperto (oggi è la giornata dei musei!), dove pare sia stato interamente ricostruito un villaggio dell’epoca dei pionieri. Nonostante sia completamente finto, questo piccolo nucleo abitativo – con la chiesetta, il Comune, la prigione e i vari negozi – ha un suo fascino. Infatti, lo perlustriamo in lungo e in largo, continuando a scattare fotografie.

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Poi, di nuovo sulla strada! Il Texas è sempre più vicino…

Stando a quanto dice la nostra mappa dell’Oklahoma, prima del confine dovrebbe esserci una minuscola cittadina-fantasma che si chiama Texola. Non vorremmo perdercela, perché questi posti così desolati – che fino a pochi giorni fa ci spaventavano – adesso li troviamo bellissimi e suggestivi.

E invece – ACCIDENTI! – ce la perdiamo.

Ma forse Texola era solo un misero agglomerato di due o tre case mezze diroccate…chissà!

Infatti, pochi minuti dopo ci troviamo davanti al grande cartello verde che segna il confine di Stato. Anche il colore della strada cambia, da grigio a rossiccio.

Confine Texas

Il Texas, immenso e completamente piatto, è davanti a noi.

Prima sosta, rapidissima, a Shamrock per vedere l’ennesima gasoline station (Magnolia) e per ammirare (?) la Torre dell’Acqua più alta del Texas. A noi è sembrata uguale a tutte le altre in cui ci siamo imbattute.Magnolia Gas Station

 

Ripartiamo per la prossima meta: la cittadina di Mc Lean, dove ci sarebbe da visitare un altro museo della Route che volentieri by-passiamo. Parcheggiamo invece di fianco a una stazione della Philips 66, molto ben restaurata, che risale agli Anni Venti.

Che vita a Mc Lean!

Che vita a Mc Lean!

Proseguiamo verso Alanreed.

Qui inizierà la parte più avventurosa del viaggio odierno, perché la nostra mappa indica che tra poco la Route si farà sempre più accidentata, fino a trasformarsi in una strada sterrata.

Per la precisione, citando il nostro manuale, diventerà “una stretta striscia di asfalto malmesso dove la natura, a poco a poco, prenderà il sopravvento.

Preoccupate?

Non abbastanza.

E chi c’è alla guida in questo momento?

Naturalmente, io!

Ma sono contenta di accettare questa sfida. Solo che, poco dopo, realizziamo che (oltre alla terra e all’erba che hanno invaso completamente quello che rimane della strada) ci sono anche delle pozze d’acqua, che si fanno via via sempre più larghe, e fango dappertutto.

Vado avanti impavida, ma non troppo convinta, fino a quando decido di fermarmi. Credo sia il caso di fare marcia indietro.

Margherita invece non si arrende e prende il volante. Ok, andiamo avanti…

Non per molto, in verità perché all’improvviso quel poco di tracciato che ancora si riusciva a intravedere sparisce del tutto e, davanti a noi, c’è solo un grande prato, completamente sommerso da una specie di palude.

Route sterrata1Route sterrata3Route sterrata2

 

Il dietro-front è inevitabile.

Però, che SODDISFAZIONE!!!

Così, ci tocca ripiegare sull’Interstate, ma solo per un breve tratto, perché dobbiamo uscire quasi subito in un posto che si chiama Groom, dove dicono ci sia la più grande croce dell’EMISFERO BOREALE (!!)

Ma perché proprio a Groom, paesello di 4 anime “in the middle of nowhere‘”

La croce è, effettivamente, immensa, anzi spropositata; bianca e freddissima. Così massiccia, e in realtà piuttosto brutta, si staglia su questo cielo  più turchese che mai.Croce a Groom

Ma non c’è solo la croce: ci sono statue di santi, una specie di Ultima Cena con solo sei apostoli e una Via Crucis.

Continuiamo a chiederci: ma perché proprio qui, a Groom? Evidentemente, in questa zona deve essere successo in passato qualcosa di importante dal punto di vista religioso. Il nostro libro che sa tutto, però non ne parla. Avremo modo di approfondire diversamente…

Ripartiamo in direzione Amarillo, dove passeremo la notte.

Dormiremo, questa volta, in un coloratissimo motel stile western – un posto carino e accogliente, finalmente! – e mangeremo nell’omonima steak House (“Big Texan Steak Ranch”).

Qui, sbaglierò completamente l’ordinazione e – per evitare il solito bisteccone – prenderò un antipasto misto di fritti di genere vario.

Forse TROPPO vario: ci saranno infatti anche le “Mountain Oysters” di cui più tardi capirò la vera origine (e solo grazie a un dettagliato disegnino della cameriera travestita da cow-girl).

Fatta questa interessante  scoperta, lascerò OVVIAMENTE  il tutto da parte (vedere il link per credere…)

 

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