Santa Fe – Gallup

 

 

Dodicesimo giorno…

 

Itinerario

Ottima la nostra colazione di questa mattina: caffè, succhi di frutta, yogurt e dolcetti vari.  Tutto in bella vista nella lobby; la cosa carina è che si poteva portare il vassoio fuori, in un cortiletto con tavolini e ombrelloni.  Un piacevole inizio di giornata!

Santa Fe

Galleria d’arte all’aperto a Santa Fe

Programma odierno: ritorno a Santa Fe per fare un altro giro nel quartiere delle gallerie.

Oggi c’è meno gente per strada, sembra tutto più tranquillo. Troviamo un baretto molto grazioso, con una specie di veranda esterna,  tutta decorata (il Cafè Greco). Ci sarà un espresso, no?

E infatti c’è. Ci sediamo all’aperto. Poco dopo scopriamo che la moglie del proprietario è italiana – romana – e ha studiato musica al collegio di Santa Cecilia. Il marito comincia a raccontare: anche lui avrebbe voluto studiare nello stesso collegio, ma all’epoca non passò la selezione. Così, dovette “ripiegare” – si fa per 106dire – su una delle più prestigiose scuole di musica di New York. Poveraccio!

Come gentile omaggio al Belpaese,  improvvisa un assolo lirico fra i tavolini (e non ce n’è uno libero, ahimè!). Sono le note di un’opera che – naturalmente – non conosciamo affatto. Tutti lo guardano, e ci guardano. Non importa, sopravviveremo. Questo signore, comunque è piuttosto bravo e, di sicuro, molto simpatico.

La nostra giornata inizia,  e continuerà, così: un susseguirsi di incontri, da mattina a sera, con persone innamorate dell’Italia.

A cominciare dalla ragazza della lobby del motel: prima di rimetterci in viaggio le avevamo chiesto qualche consiglio su come affrontare le tappe successive. Lei è partita in quarta con un elogio senza fine della nostra cultura, arte e cucina (un classico…),  delle città che ha visitato – Roma, Firenze, Venezia – e ci ha parlato della sua grande passione per la storia e per tutto quanto appartenga al passato.

Di lì a poco, si è inserita nel discorso un’altra signora, di passaggio: “Anch’io sono stata in Italia…meravigliosa!!!” e via raccontando…

Dopo questa parentesi di grandi entusiasmi, siamo riuscite a riportare il discorso sul nostro itinerario e a ottenere qualche dritta in più sui prossimi – possibili – alberghi e motel. Questa catena di informazioni fra una tappa e la successiva sta cominciando a funzionare!

E siamo “on the road again“, ma questa volta usciremo dalla Route per seguire una strada ancor più impervia che passa attraverso una ghost town che si chiama Madrid (altro consiglio di Kevin!) New Mexico

In pratica, si tratta di un grappolo di case affacciate su una straducola tutta a curve; ciascuna è stata trasformata in un negozio di oggettistica, artigianato artistico, accessori strani o abbigliamento. Sono casette colorate in stile vittoriano, tutte “agghindate” con la merce in esposizione. Ci sono anche laboratori di ceramica e bijoux, realizzati con qualunque materiale di recupero.IMG_4150 (2)

Madrid

Non male per una (ex) “ghost town”;  anche qui un tempo c’era un centro minerario molto produttivo, poi caduto in disgrazia e rimasto per anni completamente abbandonato.

Fino a quando una piccola comunità di artisti e artigiani ha preso possesso di questi spazi, ristrutturando le case, comprandole e affittandole.

Oggi c’è un bel movimento, ma in pochi vivono qui. La maggior parte di loro abita nelle vicinanze, in qualche rudere sperduto in questa campagna arida che assomiglia sempre di più a un deserto.

Chissà con quanti rattlesnakes saranno costretti a convivere…

Veniamo a sapere qualcosa in più sulla storia di Madrid da un’eccentrica signora che disegna e realizza gioielli molto vistosi e scialli coloratissimi, realizzati con la tecnica del patchwork .

MadridRiconosce il mio accento italiano e – come chiunque oggi s’imbatta in noi – viene travolta dall’entusiasmo. Proprio non si tiene: ci spiega che a 20 anni (ora ne avrà più di 40, almeno) visse per un periodo a Firenze, città che – dice – non potrà mai più dimenticare.

Cassette delle lettere a Madrid

Cassette delle lettere a Madrid

Si ricorda ancora l’indirizzo di casa e alcune parole in italiano.

E’ un fiume in piena…impossibile fermarla! E così, restiamo per circa mezz’ora nel suo bizzarro laboratorio.

E’ divertente e piacevole, però che chiacchierona!

Finalmente, riusciamo a salutarci. Con tanti “ciao” e “arrivederci”.

E adesso, via…troppi chilometri ci separano da Gallup dove arriveremo stasera, chissà a che ora.

Passeremo da Albuquerque, dove in un primo tempo si era pensato di fermarsi per la notte, ma preferiamo andare oltre, perché poi saranno troppi i posti belli da visitare e vogliamo avere più tempo. E meno male: arrivate ad Albuquerque non siamo così convinte che ci piaccia. Intanto, perché sono le tre del pomeriggio e c’è un caldo infernale. Poi, perché non ci aspettavamo che questa cittadina fosse così estesa (e, in effetti, è la più grande del New Mexico). C”è anche l’università.

Ci concediamo una pausa sul viale centrale che, come sempre, corrisponde al tracciato della 66. C’è un celebre teatro, il Kimo Theatre che risale al 1927. Ha una bella facciata, piuttosto imponente, con decorazioni in stile – quasi – arabeggiante.032

Boccheggiamo, non è possibile resistere a questa temperatura. E’ un caldo secco, per fortuna, ma ci saranno 50 gradi!

Ci rifugiamo sulla Buick con la nostra bella aria condizionata.

Prima di raggiungere Gallup, ci piacerebbe andare a vedere Sky City (noto anche come Acoma Pueblo),  un antico villaggio indiano, abitato fin dal XII secolo. Si trova sopra una mesa di arenaria a 2.000 metri d’altezza.

La strada per arrivarci è splendida: saliamo, saliamo e ancora saliamo. Vista l’ora, l’unico dubbio è che possa già essere chiuso, ma tentiamo lo stesso.

Il paesaggio, da solo, merita di andare avanti. E’ davvero fantastico!

 

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Ormai siamo molto in alto, circondate dalle mesas. Un luogo troppo suggestivo…e la luce del tardo pomeriggio valorizza ogni singolo dettaglio. L’atmosfera è magica!

Arriviamo in cima, dove la strada finisce, e Acoma Pueblo è davanti a noi.

Come c’era da aspettarsi, il villaggio è già chiuso. Pensavamo che – visto il caldo – le visite continuassero fino a sera. E invece no, alle cinque del pomeriggio qui termina tutto.

Pazienza, ne è valsa comunque la pena: siamo a due passi dalla “Città del Cielo”.

Non ci rimane che invertire la rotta e rimetterci in viaggio verso Gallup!

In serata, arriviamo. Questo paese non è altro che un rettilineo, fiancheggiato da una ferrovia, dove passano treni merci coloratissimi e, soprattutto, di una lunghezza inimmaginabile. Sull’altro lato della strada ci sono gli edifici bassi con i negozi di artigianato dei nativi americani. Nient’altro.

Benvenuti a Gallup!

El Raucho - Gallup

El Raucho Hotel

Seguiamo le indicazioni della ragazza della lobby di Santa Fe e troviamo, finalmente, il nostro hotel “El Raucho”. Qui, in passato, alloggiavano spesso le star di Hollywood,  fra un film western e l’altro.

La hall è immensa, arredata in stile country.  Ci sono i musi dei cervi sulle pareti e le corna di toro che scendono dal soffitto.

El Raucho Hotel

Al piano superiore, una sorta di ballatoio gira tutt’intorno al salone; è una specie di galleria degli Anni d’Oro del cinema, con le foto degli attori famosi (tutte autografate).

Camera carina ma, considerato il posto, mi aspettavo di più.

Vista la giornata intensa e la solita sensazione di stravolgimento che ci accompagna ogni sera, apprezziamo moltissimo la possibilità di cenare nel ristorante dell’albergo.

Siamo proprio stanche, buonanotte a tutti…

 

Buonanotte anche a te, John!

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