Gallup -Flagstaff

 

Tredicesimo giorno…

 

Itinerario

 

 

Gallup

La via principale di Gallup

Nonostante il primo impatto con Gallup ieri non fosse stato un granché, questa mattina decidiamo di farci un giro lo stesso.

Restiamo, comunque, della stessa idea: in questo posto non c’è proprio nulla, tranne una ferrovia rumorosissima.

Scopriamo però uno splendido museo, completamente dedicato alla cultura e alla storia dei nativi americani.

E’ il Gallup Cultural Center e occupa un deposito restaurato della linea ferroviaria per Santa Fe. Racconta le tradizioni degli indiani Navajo ed espone una grande quantità di manufatti: produzioni tessili a telaio, vasellame e vari oggetti di uso quotidiano.

Al piano di sopra, invece, c’è una mostra di quadri: grandi tele con tinte forti e soggetti molto particolari.Quadro gallup

Quadro gallup

 

Rimango colpita dalla gentilezza e disponibilità di un ragazzo indiano che lavora qui: ci spiega tutto con dovizia di particolari e con grande orgoglio per la sua terra e le sue origini. Inoltre, terminata la visita, è stato fin troppo paziente ad aspettare che Margherita scegliesse con estrema calma e oculatezza alcuni biglietti d’auguri – bellissimi – con frasi e immagini dei Navajo. I minuti passavano, il museo stava per chiudere e lei proprio non si decideva.

Il giovane indio però non faceva una piega…e sorrideva!

Altre culture…

Sono contenta di aver fatto questa puntata al Gallup Cultural Center. Interessante, anche perché – detto francamente – so pochissimo di questa gente, anzi direi quasi nulla (tolti i soliti cliché dei film sul Far West: gli archi, le frecce, le piume in testa…) e sono affascinata, soprattutto per il fatto di essere proprio in mezzo a loro, in questo luogo dimenticato da Dio e dagli uomini.

Basta, la nostra Buick ci aspetta: anche la strada di oggi sarà meravigliosa, in mezzo alle mesas color ocra, sotto questo cielo turchese. Fantastico guidare in New Mexico!

New Mexico

Ci sono le prove: anch’io ho guidato negli States!

Tra poco, però arriveremo al confine: good-bye “Land of Enchantement”

Siamo già arrivati quasi in Arizona, è incredibile pensare di aver fatto così tanta strada e aver visto paesaggi e luoghi diversissimi…

Oggi, in particolare, la Route ci porterà finalmente nel deserto vero, ma non un deserto qualunque: il Painted Desert, il deserto “dipinto”

Percorsi chilometri e chilometri attraverso questo paesaggio arido, eccoci arrivati al solito “visitor center” dove si paga il biglietto, si raccolgono informazioni su opuscoli vari e – come in questo caso – si assiste a un breve video introduttivo che spiega cosa si andrà a vedere.

Il Painted Desert lascia senza fiato…può esistere un posto così?

 

Painted Desert

 

Ci fermiamo ogni poco con la macchina nei vari punti di osservazione e i colori sono sempre più spettacolari: rosso intenso, rosa pesca, bianco grigio e verde.

Tutto si compone in perfetta armonia. Un capolavoro!Painted desert

2013-08-17 22.11.23

 

E non è ancora finita…

Lungo questo tratto di strada sembra addirittura di essere atterrati su un pianeta sconosciuto.

Ma dove siamo?

Painted-Desert

 

Passato il Painted Desert si entra nella Foresta Pietrificata che. in un tempo molto lontano, era un’immensa foresta pluviale.

Man mano che proseguiamo, sui cigli della strada cominciamo a vedere piccoli pezzi di tronchi d’albero fossili, dove cristalli di quarzo multicolori e altri minerali si sono infiltrati nelle fessure del legno, prendendosi a poco a poco quasi tutto lo spazio disponibile.

L’effetto è sorprendente: verrebbe voglia di portarsi a casa un pezzettino come ricordo, ma è VIETATISSIMO. Naturalmente! E poi, i blocchetti sono troppo grandi.

Il cielo comincia a rannuvolarsi.

Foresta Pietrificata

Foresta Pietrificata

 

 

Siamo in Arizona e questa situazione di mal tempo è proprio inaspettata. All’orizzonte, si scorge qualche fulmine e, in lontananza, le nuvole stanno già toccando terra: laggiù sta piovendo. Scopriremo, nei giorni seguenti, che nel nord dell’Arizona questa estrema variabilità – nonostante il deserto – non è poi così strana.

Il giro della Foresta, a un certo punto, prevede la sosta in un piazzale. Da qui, partono alcuni sentieri in mezzo a enormi tronchi pietrificati.

C’incamminiamo armate di macchina fotografica e – per qualche misteriosa ragione o solo perché “rapite” dal paesaggio – imbocchiamo due stradine completamente divergenti: io vado a destra e Margherita a sinistra.

I tronchi fossili sono bellissimi e per inquadrarli bene sono obbligata ad uscire dai percorsi indicati per avvicinarmi il più possibile, con il terrore che qualche ranger mi veda e mi dia una super-multa.

Invece, tutto ok: Scatto mille fotografie. Eccone alcune:

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Vago, vago, vago nella foresta e – a un tratto – comincia a piovere. Torno indietro e cerco rifugio in macchina.

Margherita comparirà all’orizzonte solo una mezz’oretta dopo. E via che si riparte!

Lungo la strada, dopo pochi chilometri, ci ritroviamo circondate da una serie di negozi che – guarda caso – vendono SOLO pezzi di legno pietrificati. Ma in quantità preoccupante.

Ma non era vietato raccoglierli? Saranno veri o finti?

In tutta l’area esterna alla foresta, chiunque vende tronchi fossili, e anche a prezzi contenuti. Boh!!! Non facciamoci troppe domande e tiriamo dritto.

Abbiamo un ultimo posto da visitare prima di arrivare a Flagstaff: il Meteor Crater, dove pare che un miliardo (?!) di anni fa un gigantesco meteorite precipitò nel deserto.

La strada attraversa il centro di Winslow. Qui ci fermiamo, nonostante la pioggia, ormai torrenziale. Non si vede nulla, neanche con i tergicristalli al massimo.

In questa zona c’è un motel molto noto, il Wigwam Motel. Sembra un villaggio del deserto degli anni 50′ ed è composto da alcune tende di cemento, in stile con quelle delle tribù nordamericane. Peccato non potersi fermare, ma siamo sotto un nubifragio.

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Aiuto come piove!!! Sulla sinistra le tende indiane

Arriviamo a Wilson c’è un gift shop che si chiama “Standin’ on the corner“, citazione di un verso di Take it Easy” degli Eagles che celebra proprio questa cittadina.

Ci fermiamo sul famoso angolo per le foto di rito.2013-08-18 02.23.490992013-08-18 02.24.20

Ma fa troppo freddo, anche se non piove più, e il vento è forte.

Proseguiamo alla volta del cratere.

Senza grande entusiasmo, per la verità, perché abbiamo letto sui diari di alcuni viaggiatori che questa è una visita un po’ deludente. Ma ci siamo quasi e, visto che abbiamo fatto trenta…

L’entrata costa un botto, 16 dollari a testa ed è già quasi buio.

C’è un ragazzotto nel parcheggio che accoglie i turisti. Gli chiediamo a che ora chiude il cratere. Alle sette, ci risponde.

Ma manca solo un quarto d’ora!!!

Invece, ci sbagliamo e, come al solito, facciamo la figura delle stordite. Il giovane ci spiega che in Arizona c’è un’ora in meno rispetto al New Mexico, perché qui non esiste l’ora legale.

E chi lo sapeva? Ogni stato fa quello che gli pare.

Quindi, senza indugio andiamo alla biglietteria.

Il cratere è davvero gigantesco. A tal punto, da non riuscire a fotografarlo tutto intero. Bisognerebbe stare su un elicottero.

Meteor Crater

 

Un salto veloce al museo annesso, che avrebbe meritato più attenzione, ed è già tardissimo.

Ci stanno praticamente mandando via con la forza. Fuori è buio pesto, e sono solo le 19.30. Dopo la meravigliosa luce serale del New Mexico, questa oscurità ci inquieta.

Che giornata intensissima: abbiamo visto posti inimmaginabili. E tutti insieme!

Flagstaff è la prossima e definitiva meta di oggi. Abbiamo grandi aspettative. Finalmente, una briosa cittadina piena di studenti e molto graziosa. Troviamo, per fortuna, subito un motel che fa al caso nostro, dove ci consigliano anche un posto carino per mangiare.

Stasera, pizza!

Nel ristorante c’è una bella atmosfera, tanta gente giovane ; noi siamo le due “babbione ” del locale.

In più, a servirci c’è un ragazzo sveglio, fascinoso  e simpatico al quale, a fine serata, lasceremo una lauta mancia.

Solo perché…”è un universitario”, naturalmente!

 

 

 

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