Williams – Barstow

 

Quindicesimo giorno…

Itinerario

 

Prese dall’entusiasmo per questo luogo così ameno, la mattina ci spingiamo lungo la via principale per fare gli ultimi regalini da portare a casa.

E’ la prima volta che dormiamo in un motel così vicino al centro.Williams

Belli qui i negozi, ci sono targhe di metallo, di ogni dimensione, magneti buffi, fotografie d’epoca e biglietti vari.

008Soddisfatte degli acquisti e del bel giretto, ci rimettiamo in viaggio contente.

Oggi, si entra nell’ultimo stato: la California!

Ci sono ancora un paio di mete interessanti in Arizona, però. Così dicono i nostri libri.

La prima ce la perdiamo volentieri, almeno io. Si tratta delle Grand Canyon Caverns. Sono molto perplessa, dopo aver letto che per accedervi bisogna prendere un ascensore che scende sottoterra di 21 piani. Questo non è compatibile con la mia claustrofobia.

Proseguiamo allora verso Hackberry e parcheggiamo davanti a una vecchia officina con “gas station” annessa. Tutto è rigorosamente originale dell’epoca; a differenza di altri posti simili, ma ultra restaurati e anche un po’ troppo “lucidati”, questo distributore è davvero scrauso.

Proprio per questo, ha un suo fascino particolare, accentuato dalla giornata grigiastra di oggi e da questo vento che soffia abbastanza forte e fa dondolare e cigolare la grande insegna arrugginita della Route.

Gas Station

 

Di nuovo in marcia e, visto che il tempo stringe, dobbiamo prendere l’Interstate 40 e portarci il più possibile avanti.

Così, arriviamo al confine con la California, superiamo il fiume Colorado ed entriamo nell’ottavo e ULTIMO Stato del nostro itinerario infinito.

063Fa davvero molta impressione pensare che abbiamo fatto così tanta strada in due settimane…

Passati i paesi di Needles e Goffs ci rimettiamo subito sulla 66, perché siamo determinate ad esplorare alcune micro ghost town e, soprattutto, andare alla scoperta di quello che rimane del Bagdad Cafè dell’omonimo film.

Il Deserto del Mojave– almeno in questo punto – è desolante: arido, spoglio e senza carattere. Nulla a che vedere con quello dell’Arizona e del New Mexico.2013-08-21 22.07.22

Su questa tratta voglio guidare io, qui la Route collega quattro ex cittadine (Essex, Chambless, Amboy e Ludlow), completamente abbandonate..

Viaggiamo da est a ovest e il sole è già all’orizzonte. Non si riesce a vedere quasi niente e, soprattutto (fatto ben più inquietante), non passa proprio nessuno, né in un senso,  né nell’altro…per chilometri e chilometri.

Che assurda sensazione…

058Incredule, ci fermiamo lungo un infinito rettilineo e – certe di non rischiare assolutamente nulla – ci sediamo a turno al centro della strada per farci le foto.

060

 

 

 

Siamo veramente in the middle of nowhere! io2

 

 

La prima cittadina fantasma (Essex) è talmente fantasma da sfuggirci completamente. Quello che resta della  seconda (Chambless) sono due ruderi abbandonati. Amboy, invece, riusciamo a individuarla meglio, perché è vicina a una specie di cratere. Anche qui comunque è tutto immobile e senza vita.

A un tratto, sulla destra, vediamo una grande costruzione con un’insegna gigantesca, molto danneggiata e sbiadita. E’ il Roy’s Motel Cafè, un complesso di proporzioni notevoli, tenuto conto del luogo in cui si trova. I vetri, di quello che doveva essere un ristorante, ora sono tutti rotti.

Accostiamo ed entriamo nell’ampio piazzale,  la mia compagna di viaggio apre la portiera e scende al volo con macchina fotografica e sigaretta in bocca. Solo che, all’improvviso, mi accorgo che c’è un’altra auto, appena arrivata, una di quelle lunghe e vecchiotte.

Ma come? Abbiamo attraversato questo deserto per un’ora senza incontrare nessuno e adesso che ci siamo fermate, sbucano questi qua!

Allora comincio ad agitarmi: chiunque avesse cattive intenzioni, in questa landa desolata, senza un’anima viva nel raggio di miglia e miglia, non avrebbe nessun problema ad agire totalmente indisturbato.

Ecco la mia reazione: “Haaaaaaaa!!! Margherita, NON accendere la sigaretta e risali SUBITO, le foto puoi farle dalla macchina!!!”

Lei mi guarda strabiliata e le si stampa un punto esclamativo in fronte, ma io proprio non voglio sentire ragioni e riparto.

L’auto americana se ne va, forse la mia paura è stata eccessiva…e fuori luogo. Ad ogni modo, VIA!

Questa strada in mezzo al nulla deve finire al più presto, è un incubo!

Dopo Amboy, c’è Bagdad (o meglio, c’era).

Caspita, ci tenevo proprio a vedere cosa fosse rimasto del vecchio Cafè. In realtà, non è rimasto nulla: quello ricostruito, e utilizzato per il set cinematografico, si trova a Newberry Spring, molto più avanti.

Il fatto è che sono nevrotizzata da questo andare e andare “non si sa ben dove”; da questo sole sempre più basso che mi acceca; da questa striscia d’asfalto dritta sparata che taglia un deserto grigio-giallo, triste, con erba secca, sabbia e sassi a perdita d’occhio.

Basta, non ne posso più!071 - Copia

059

 

 

E poi, Suzanne – un’altra cugina di Margherita che vive a Barstow – ci sta aspettando per cena.

Squilla il cellulare…è lei! Proprio ora che siamo – finalmente – di fronte a un bivio, senza però aver deciso dove andare: da una parte c’è la vecchia Route (o forse un’altra strada, chissà), è un tratto sterrato e parecchio malconcio; dall’altra la rassicurante Interstate 40.

Ora…la scelta sarebbe scontata. Invece, no. Siamo qui impiantate a discutere sul da farsi, perché la mia avventurosa socia – cascasse il mondo –  non tradirebbe mai la 66. Ma ecco che arriva, provvidenziale,  la chiamata di Suzanne (un altro segno..!).

“Cosa fate ancora lì? Stanno arrivando temporali in tutta la zona, sbrigatevi a mettervi sull’Interstate e correte a Barstow. Questi non sono posti dove fermarsi!”

GRAZIE, SUZANNE!

Che felicità mollare il volante a Margherita e viaggiare in mezzo al traffico dell’autostrada.

Impostiamo l’ indirizzo di casa sul Gps e già ci sembra di essere arrivate. Nel frattempo lei, molto preoccupata, telefona ancora un paio di volte. E, finalmente, imbocchiamo la sua via.

Suzanne è lì che aspetta, fuori dalla porta, e appena ci vede comincia a esultare tutta contenta. “WELCOME, WELCOME, eccole sono arrivate le mie cugine dall’Italia!!!” L’entusiasmo è alle stelle e anche il volume della sua voce.

Infatti, nel giro di 30 secondi – forse meno – le sue grida di gioia attirano l’attenzione di una vicina che vive dall’altra parte della strada e che subito si precipita per assicurarsi che non sia accaduto qualcosa di grave. E viene subito coinvolta in questo calorosissimo rituale di accoglienza.

Suzanne è travolgente…e commovente!006

Che bello stare un paio di giorni in una casa vera…dopo tanti, troppi motel!

 

 

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